C’era una volta il futuro

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C’era una volta il futuro

Longiano, un borgo medievale fra i più belli d’Italia, è lo scenario che fa da sfondo al Remote Slow Mob incentrato sulla ricerca del tempo perduto e ritrovato, con buona pace di Marcel Proust.

Un viaggio guidato dalla voce di una cortigiana del castello. Un ritorno al futuro di un’entità che si rivela con la tecnologia, confondendosi fra le concezioni classiche del tempo: quella lineare e quella circolare.

Le varie epoche, in un susseguirsi di stimoli emotivi, si muovono all’interno di un sistema di ingranaggi temporali dove a un certo punto il visitatore-protagonista si perde. È da questo momento che si fa strada il dubbio, l’incertezza, la titubanza dell’incedere, sempre più lento, più lento, più lento.

Il tempo esiste o siamo noi a esistere nel tempo?

Nel frattempo, come schegge di una storia remota e, allo stesso tempo, vivida nei ricordi, le strade del borgo diventano tracce della memoria di ciascuno. Non più pietre, selciati, ciottoli, ma connessioni dentro la fitta rete dei neuroni.

In ogni corpo, c’è il passato e c’è il futuro. Sono due parole che si toccano, ma una non la possiamo cambiare, mentre nell’altra c’è il nostro sconosciuto destino.

Alice: Per quanto tempo è per sempre?
Bianconiglio:A volte, solo un secondo”.

(Lewis Carrol)

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